E' un post un pò lungo tratto da un ottimo sito di psicologia, ma credo valga veramente la pena di leggerlo...
Premessa
Fino a quando non acquisiremo la convinzione che la qualità della nostra vita dipende dalla qualità dei nostri pensieri, non saremo in grado di fare nulla per cambiarla. Il nostro destino dipende, almeno per il 50% circa, dal modo in cui pensiamo (mentre l’altro 50% dipende ovviamente dalle caratteristiche che abbiamo ricevuto alla nascita).
1. Pensieri ed emozioni
Immaginate di trovarvi in una stanza buia. Non vedete niente e non potete muovervi: vi sentite prigionieri e siete pervasi da pensieri tristi. Immaginate adesso di trovare un interruttore e di poter illuminare la stanza in un istante. Che bellezza! Ora vedete tutto chiaro intorno a voi e i pensieri tristi sono scomparsi.
La stanza simbolizza la nostra mente. Più precisamente la stanza buia rappresenta la mente succube dei propri pensieri che, formandosi in un luogo buio e/o che incute paura, non possono che essere negativi e pessimistici e per di più fissi e ripetitivi. Ovviamente la stanza illuminata simbolizza la mente libera dalle paure: i pensieri non possono essere che positivi, ottimistici e variabili.
Dunque se non premiamo un interruttore, ossia se noi non interveniamo direttamente, e se non interveniamo spesso, rischiamo di avere sempre gli stessi pensieri, automaticamente, e questi pensieri che sorgono spontaneamente sono quasi sempre negativi e pessimistici. Ma perché sono negativi e pessimistici? Ovvero, perché non sono positivi e ottimistici?
Noi siamo dominati dalle nostre esperienze passate le quali generano pensieri e/o ricordi. Le esperienze, come si sa, sono costituite da tentativi ed errori. La funzione del pensiero è proprio quella di correggere gli errori in modo da trasformare i tentativi in esperienze e saggezza. Pertanto, una volta acquisita l’esperienza necessaria, la mente non ha più alcuna necessità di soffermarsi sugli errori ormai corretti. E questo è anche il motivo per cui noi pensiamo quasi soltanto alle cose negative o non riuscite! Soltanto i problemi ci assillano, non i ricordi gioiosi e belli! Non avrebbe senso per il cervello ripensare ai bei ricordi, a meno che non siamo noi stessi a richiamarli alla memoria! Il cervello pensa soltanto alle situazioni ingarbugliate e irrisolte, alle cose rimaste in sospeso, quindi anche ai traumi, e cerca sempre di riportarli alla memoria, continuamente, al solo scopo di uscire dal buio e dalla paura di vivere, dal dolore e dalla tristezza, inondandoli di luce, di consapevolezza e di gioia di vivere. Anche se questo è lo scopo principale della mente, purtroppo non è facile riuscirci, per cui i pensieri negativi hanno quasi sempre il sopravvento su quelli positivi. Tutto ciò ci indica chiaramente che i nostri pensieri si formano direttamente nell’inconscio dal quale accedono alla coscienza, a meno che non abbiamo il controllo della nostra mente.
A questo punto possiamo dire che il pensiero è tutto. Sono i pensieri che ci fanno essere ottimisti o pessimisti, felici o tristi, in forma o sfigati, in quanto ad ogni pensiero corrisponde sempre un’emozione e un’immagine visiva. Perciò, stiamo attenti a cosa pensiamo! Il modo in cui pensiamo è strettamente legato al modo in cui ci sentiamo e viceversa. Ecco un detto interessante: "Dimmi cosa pensi e ti dirò come ti senti". Ciò perché ogni pensiero produce una reazione biochimica nei neuroni, ossia i pensieri promuovono la secrezione di sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori che consentono al nostro corpo di sentirsi proprio come stavamo pensando (1). Pertanto, se i pensieri sono gioiosi, il cervello produce dopamina ed endorfine e noi ci sentiamo forti ed euforici. Invece se abbiamo pensieri di collera, di odio, di paura, il cervello (precisamente l’ipofisi) produce l’ormone corticotropina (ACTH) che a sua volta attiva le ghiandole surrenali che producono corticosteroidi che ci fanno sentire minacciati e tristi, mentre l’adrenalina, prodotta sempre dalle surrenali, ci predispone in caso di pericolo alla lotta o alla fuga. E cosa succede a quelle persone le cui ghiandole surrenali sono continuamente sollecitate? Sono sotto continua tensione, si sentono fortemente stressate, e scattano aggressivamente per un nonnulla! È chiaro che pensieri ed emozioni sono tutt’uno, collegati tra loro come un interruttore alla lampadina per mezzo dei neurotrasmettitori: ma se non vi fosse già predisposta la linea elettrica, pardon la via neurale, l’arrabbiatura sarebbe un episodio sporadico e non un’abitudine nociva e antipatica!
Il meccanismo agisce anche in maniera inversa: "dimmi come ti senti e ti dirò a cosa stai pensando"! La fisiologia, infatti, è importantissima: se il corpo sta bene, oppure ci sentiamo gratificati, l’espressione radiosa del viso lo indica chiaramente e si possono leggere i pensieri sereni e sfolgoranti della persona che abbiamo di fronte; e quando invece il viso è opaco e corrucciato ci indica che i pensieri sono foschi e agitati.
Anche i pensieri di inadeguatezza, di indegnità, di scarsa intelligenza e in generale di bassa autostima provocano corrispondenti secrezioni chimiche che ci fanno sentire insicuri, goffi, maldestri. Allo stesso modo ci ammaliamo attraverso pensieri di malattia che provocano la perdita dell’omeostasi. Anzi la natura e l’intensità dei nostri pensieri influenza non solo la salute, ma anche le nostre decisioni e la qualità stessa della nostra vita. Tutto ciò che ci accade è sempre la conseguenza del nostro mondo interiore, ossia del nostro modo di pensare. Perciò lo ribadisco: stiamo attenti ai nostri pensieri! Soprattutto non abbandoniamoci mai a pensieri di disfatta e non perdiamo mai la speranza! Quello che pensiamo, quello diventiamo. Se abbiamo paura di fallire, prima o poi falliremo; se abbiamo paura di contrarre una malattia infettiva, la malattia prima o poi arriverà; se abbiamo paura del cancro, anche quello ci colpirà e se abbiamo paura della morte, essa busserà alla porta…; ma è anche vero che se sogniamo fin da ragazzi di diventare ricchi e famosi prima o poi lo diventeremo! Ecco dunque che ci appare normalissimo il destino delle persone sfortunate: sono essi stessi che attirano la sfortuna attraverso i loro pensieri pessimistici e negativi; ed ecco spiegato il segreto delle persone fortunate e brillanti: la loro fortuna non dipende tanto dalla loro bravura, ma dai pensieri ottimistici! Le persone pessimiste brancolano nel buio, credono di non valere nulla, hanno sempre paura di non farcela e perciò falliscono abitualmente! Giova sottolineare che le persone che pensano in maniera ottimistica sono più distaccate e meno possessive di quelle che pensano in maniera pessimistica e perciò sono anche più serene: non dimentichiamo mai che la causa fondamentale della sofferenza è sempre l’eccessivo attaccamento alle cose, alle persone e ai risultati! Le persone ottimiste si aspettano in anticipo di avere successo, al contrario di quelle pessimiste. Infine, gli ottimisti pensano sempre alle cose meravigliose che desiderano, e le vedono davanti ai propri occhi, mentre i pessimisti pensano alle cose brutte che li angustiano: sia gli uni che gli altri realizzano le aspettative insite nei loro pensieri come una profezia autoavverante! È evidente che chi pensa in maniera positiva e ottimistica ha sempre energie da vendere, mentre chi pensa in maniera negativa e pessimistica è sempre giù di corda!
Dunque, il pensiero è veramente tutto! Se ci abituiamo a pensare in maniera positiva ed entusiastica, noi conosceremo l’abbondanza e la nostra vita sarà colma soprattutto di fatti positivi ed entusiasmanti; se abbiamo la sfortuna di essere abituati a pensare in maniera negativa e disfattista, non meravigliamoci se la nostra vita è un autentico sfacelo! I pensieri dirigono il flusso energetico dalla parte buona o dalla parte sbagliata. In altre parole, i pensieri controllano la nostra forza vitale, le nostre energie. Guai per noi se dirigiamo i pensieri sui sensi di colpa, sulle paure, sulla propria sfortuna e inadeguatezza, sulla rabbia inespressa, sulla gelosia e sull’invidia; e peggio ancora se nutriamo sentimenti di rancore verso qualcuno, se coltiviamo l’odio ed il desiderio di vendetta: i primi a pagare saremo proprio noi perché consumeremo un sacco di energie per alimentare questi sentimenti negativi, e non ce ne resteranno abbastanza per vivere una vita proficua e soprattutto serena! L’incapacità di perdonare rappresenta il blocco emotivo più grave e pericoloso, è un sentimento distruttivo che fa peggiorare sempre di più la salute fisica e mentale di chi ne soffre portandolo in alcuni casi al delirio di persecuzione, e naturalmente anche i suoi familiari sono costretti a sopportare un peso troppo doloroso. Il perdono non è una questione di religione, di bontà d’animo o di altruismo, insomma non è un regalo che si fa alla persona colpevole, a maggior ragione quando si perdona e accetta se stessi per i propri errori e le proprie debolezze e manchevolezze! Oso affermare che perdonare è il più sensato e salutare atto di egoismo! Analogamente a una potente gru che rimuove i mezzi incidentati liberando rapidamente la carreggiata, il perdono rimuove i blocchi emotivi in un istante consentendo un veloce recupero delle forze ed il ritorno della serenità e della salute. Il perdono è il farmaco più potente e rapido che si conosca, mentre il rancore e l’autocommiserazione sono i veleni più efficaci per rovinarsi la vita! È per tali motivi che perdonare (se stessi e/o un’altra persona) è una cosa molto difficile, e proprio per questo, grazie al perdono e all’accettazione avviene la rinascita!
2. Pensieri ed abitudini
L’interconnessione tra pensieri ed abitudini è più profonda di quanto potremmo pensare. Infatti, la quasi totalità degli psicologi concorda sul fatto che tutto ciò che pensiamo e facciamo dipende dalle nostre abitudini. Ogni abitudine presuppone l’esistenza di una corrispondente via neurale o linea elettrica, perché attraverso gli assoni dei neuroni passano gli stimoli nervosi sotto forma di… elettroni. Noi siamo macchine elettriche! Se premete il nervo del gomito sopra l’osso, vi provocate una corrente di intensità proporzionale alla pressione che avete esercitato! Quando un nervo viene compresso da altri organi sono dolori: ecco, per esempio, la sciatica! Non ne parliamo del dolore che a volte ci procura il dentista distratto! Non a caso il cervello è racchiuso nella scatola cranica!
Le abitudini ci consentono di fare le cose automaticamente, ossia una volta che abbiamo preso una abitudine, per esempio abbiamo imparato a guidare l’automobile, i piedi sanno da soli quando occorre pigiare sul freno, sulla frizione o sull’acceleratore! Il grande pregio dell’abitudine sta proprio nel fatto che a mano a mano che ci abituiamo a qualcosa si allunga la corrispondente rete neurale, ossia i neuroni si collegano ad altri neuroni formando le sinapsi. Pertanto più lunga e ramificata è la rete neurale, più l’abitudine è consolidata. Se non mi lavo i denti tutte le sere, vuol dire che questa abitudine non si è ancora consolidata. L’abitudine fa si che un movimento diventi automatico e inconscio, ossia governato dal sistema nervoso autonomo. Io immagino la rete neurale come una città illuminata: se ogni angolo della città è illuminato è perché c’è una centrale elettrica che fornisce l’elettricità ad ogni casa: ogni nostra cellula è una casa fornita di elettricità!
Il guaio è che esistono sia abitudini buone che cattive…. E per eliminare una abitudine nociva bisogna agire volontariamente contro la rete neurale specifica che invece è automatica, il che ovviamente è difficilissimo: è per questo motivo che, come dice il proverbio, il lupo perde il pelo ma non il vizio! La forza di volontà per i buoni propositi non basta mai perché il meccanismo del vizio è automatico: disimparare è più difficile che imparare in quanto ogni abitudine rappresenta una “zona di comfort”! Va anche ricordato che la semplice conoscenza o consapevolezza non è sufficiente a metterci sulla buona strada. Per acquisire una nuova abitudine non basta la motivazione giusta: ci vuole anche l’impegno, la fatica, il tempo e soprattutto tantissimi esercizi, proprio perché una nuova rete neurale - l’abitudine appunto - si forma attraverso la ripetizione frequente e continua di un determinato atto. Ma diciamoci la verità: dopo un po’ di tempo gli esercizi finiscono per scocciarci perché viene meno l’entusiasmo iniziale! Purtroppo, abbandonando l’esercitazione troppo presto non acquisiamo nessuna nuova abitudine, e a maggior ragione non ci liberiamo di quelle vecchie!
Immaginiamo una squadra di operai dell’ENEL che portano la linea elettrica in un nuovo insediamento urbano. Ecco perché pur avendo tante nozioni teoriche, spesso non sappiamo metterle in pratica! Per poterle praticare ci vuole una rete elettrica, pardon neurale, dunque un’abitudine, ossia dobbiamo acquisire un meccanismo inconscio o automatico! Il segreto per riuscire nella vita sta proprio nell’acquisire abitudini efficaci ed eliminare al contempo le abitudini inutili o dispersive e peggio ancora nocive. Una abitudine davvero favolosa è quella di aspettarsi che ci accadano cose positive, a prescindere da come stanno le cose al momento: infatti, le nostre aspettative influenzano il modo come noi ci comportiamo e soprattutto come andranno effettivamente le cose. Quindi, per far sviluppare questa preziosa abitudine occorre pensare sempre che ci accadranno cose piacevoli, ossia dobbiamo coltivare l’ottimismo. Non pensare mai che possano accaderci cose spiacevoli perché anch’esse si verificherebbero puntualmente!
Parlando di abitudini non possiamo fare a meno di parlare anche degli obbiettivi. Molti esperti e trainer consigliano di stilare un elenco di 10-15 obiettivi e/o abilità da raggiungere, scrivendo al tempo presente in modo chiaro e conciso e assegnando la data del loro conseguimento in funzione dell’impegno necessario. Questi obiettivi vanno poi letti, e meglio ancora scritti, tutte le mattine al risveglio e tutte le sere prima di addormentarsi. Indubbiamente l’intenzione è ottima, ma purtroppo più è lunga la lista, minori saranno le probabilità di riuscita! Il motivo del fallimento non risiede soltanto nel fatto che in genere l’elenco contiene abilità e/o obiettivi che non siamo mai riusciti a realizzare e neanche nel fatto che in diversi casi sono necessari parecchi anni di pratica e di sacrifici; il motivo dell’insuccesso sta nel fatto che un’abilità si realizza e consolida soltanto quando è diventata un’abitudine pensando e facendo sempre la stessa cosa per il tempo necessario, fino a quando non si forma la via neurale. E proprio perché deve formarsi una via neurale, quando l’inconscio si vede davanti una lista così lunga ed eterogenea di obiettivi da realizzare si spaventa e non ne vuol sapere! L’inconscio può dedicarsi ad un solo obiettivo per volta, altrimenti è proprio il caso di dire, non ci vede e non ci sente! Del resto, nessun contadino affida al suo inconscio, pardon all’aiuola, 10-15 specie diverse di piante perché sarebbe assurdo e controproducente! Più la coltura è specializzata (monocoltura), più i risultati sono magnifici!
3. L’accettazione di sé e della realtà
Tornando ora ai pensieri, è chiaro che la cosa più sbagliata e tragica è quella di prendersi da soli a male parole, di auto-accusarsi, di criticarsi, e in generale di pensare male di sé perché ripetendosi più volte le stesse cose si finisce per acquisirne la convinzione e l’abitudine. Infatti, pensieri, emozioni, convinzioni e abitudini sono strettamente collegati tra loro come i vagoni di un treno, o meglio ancora come una catena di aminoacidi, e si alimentano e rafforzano reciprocamente attraverso la ripetizione. Ma siccome i pensieri sono spontanei, come la mettiamo? Per prima cosa non dobbiamo prendere queste cattive abitudini, altrimenti si creano vie neurali nocive! E se l’abitudine negativa ce l’abbiamo già, chi ce la dà la forza per scacciare i pensieri negativi e pessimistici? Ecco l’importanza della regola delle tre “A”: accettarsi, approvarsi, amarsi nonostante tutto! Soltanto se ci accettiamo possiamo essere capaci di scacciare i pensieri negativi prodotti dalle abitudini e credenze auto-limitanti ed avere la forza di ripeterci una frase potenziante in loro sostituzione, per esempio: “io mi amo, approvo ed accetto totalmente anche se… le cose per ora non vanno bene”. Questa frase va ripetuta tutte le volte che ci sorprendiamo a pensare male di noi stessi e fino a quando non compaiono pensieri neutri o positivi. Anche quando ci piovono addosso rimproveri e male parole dai genitori o dai superiori ci dobbiamo proteggere rintuzzando gli attacchi con silenziosi “Io sono O.K. anche se sono stato rimproverato”. Va anche detto che quando lavoriamo e siamo concentrati su qualcosa, i pensieri tristi e nocivi non affiorano. I pensieri di scontentezza e di autocommiserazione hanno il sopravvento soprattutto quando non facciamo nulla e siamo soli. Perciò è bene essere sempre in attività e soprattutto non oziare nel letto! Il letto deve servire solo per dormire e per fare l’amore, non per pensare ai propri guai altrimenti attireremo altre sciagure!
Occorre precisare che accettarsi non significa che dobbiamo arrenderci e subire la sconfitta: accettarsi significa soltanto prendere atto della realtà, non rifiutarla, perché se la neghiamo siamo impossibilitati a darci da fare per migliorare la situazione. Non accettando e quindi negando o nascondendo i propri insuccessi e la propria rabbia, per paura di essere criticati o abbandonati dalla persona cara (per esempio la fidanzata o il fidanzato) comporta che li terremo nascosti e così i fallimenti continueranno a perseguitarci… Se non accettiamo le sconfitte, ed in generale la realtà, perduriamo nei blocchi emotivi per cui le nostre energie vitali, anziché fare il loro corso omeostatico, sono deviate verso l’odio e il rancore per se stessi o per altre persone. È ovvio che se l’acqua del fiume, a causa di un ostacolo oppure di una falla negli argini, non può scorrere nel suo alveo verso il mare, finisce per allagare le campagne circostanti…. La non accettazione della perdita, per esempio, di una persona cara, fa perdurare il sentimento del lutto e potrebbe portare ad una forte depressione. Molte volte, anziché ricorrere alle solite pillole che (per lo più) aggiustano una cosa e ne guastano un’altra, basterebbe pronunciare affermazioni positive di accettazione, approvazione e amore di sé, per vedere scomparire o attenuare la maggior parte dei problemi, compresi i sintomi di affezioni croniche; e se accompagniamo i pensieri potenzianti con un intenso esercizio fisico ritorna immediatamente l’entusiasmo! Potenti affermazioni sono, per esempio, le seguenti: io mi accetto, mi approvo e mi amo completamente anche se sono stato respinto;… anche se non ho avuto successo;… anche se non sono riuscito a laurearmi;…anche se non mi è mai piaciuto studiare; …anche se non mi piaccio fisicamente; …anche se sono grasso; ecc. ecc. Però bisogna scegliere e ripetere una sola affermazione, quella che fa più al caso proprio. Non dobbiamo mai dirci: “Faccio proprio schifo”! Bisogna ripetersi invece, specialmente davanti allo specchio: "Io mi piaccio" o “Mi voglio bene”, perché queste affermazioni fanno crescere la propria autostima.
L’accettazione della realtà, per quanto brutta e avvilente possa essere, ha anche altri importanti vantaggi terapeutici. Accettandoci noi smettiamo di giudicarci, e ugualmente accettare un’altra persona vuol dire smettere di giudicarla, quindi rimaniamo distaccati e sereni e smettiamo di consumare inutilmente un sacco di energie; inoltre ci apriamo alla comprensione e alla compassione, quindi alla tolleranza e al perdono il quale, come ho già esposto, è il non plus ultra ai fini della guarigione fisica e psichica. Giova infatti ricordare che l’accettazione della realtà, in pratica, corrisponde al riconoscimento della propria ombra, il che ci consente di abbandonare le proiezioni – ossia di scaricare la colpa sugli altri – e diventare responsabili senza ricorrere più alle scuse, cominciando così a ricostruire la nostra identità che parte proprio dall’accettazione della parte oscura e spiacevole di sé.
4. Il silenzio della mente
Lo sapete che il cervello può ingolfarsi proprio come si ingolfa una macchina o una motocicletta? Se arriva troppa benzina al motore freddo, questo s’ingolfa e non parte più: più acceleriamo e più il motore s’ingolfa. Analogamente, se arrivano al cervello troppi pensieri, a maggior ragione se sono tristi o dolorosi, se pensiamo soltanto alle cose che ci preoccupano troppo, il cervello s’ingolfa (per autodifesa) e non siamo più in grado di trovare la soluzione ai nostri problemi. Il cervello pressato da pensieri negativi non è in grado di pensare in modo positivo e creativo in quanto è già debilitato da questioni irrisolte, e se continuiamo a coltivare pensieri negativi, è come se inviassimo altra benzina al carburatore ingolfato!
L’analogia col motore a scoppio ci ricorda che non basta soltanto la benzina per ottenere la combustione e le conseguenti energie: ci vuole anche l’ossigeno. Le persone pressate da problemi e insoddisfatte di sé non a caso lamentano spesso mal di testa: arriva ossigeno in quantità insufficiente al cervello e i neuroni creano un temporaneo senso di sofferenza. Quando i pensieri sono intensi e pressanti non sono più né razionali, né creativi e provocano la formazione di scorie incombuste nelle cellule neurali; proprio come quando le gambe fanno male per la presenza di acido lattico nei muscoli! Dunque anche i neuroni si affaticano e perciò abbiamo bisogno del sonno e del riposo! Ecco perché il rilassamento e la respirazione profonda fanno così bene all’intero organismo. Sono convinto che il modo migliore per rilassarci e attivare la respirazione profonda sia il movimento fisico intenso come, per esempio, la corsa o lunghe passeggiate a piedi fino a stancarci: la stanchezza fisica quando non è esagerata e continua fa bene perché ringiovanisce l’organismo consentendo di eliminare ogni genere di scorie grazie all’abbondante sudore e attraverso le urine, mentre la stanchezza mentale prolungata è sempre pericolosa! La stanchezza fisica si deve alternare a quella psichica per far riposare la mente e continuare a stare bene.
Per risolvere un problema che perdura da mesi o da anni, c’è una sola cosa da fare: smettere di pensarci! Più ci pensiamo, più ci angustiamo e allontaniamo la soluzione. Siamo così giunti, senza volerlo, alla meditazione recettiva che ha come scopo la completa assenza di pensieri, ossia il silenzio della mente conscia. Per risolvere un problema difficile non ci dobbiamo pensare più; per uscire da una triste situazione non ci dobbiamo pensare più; per guarire non dobbiamo pensare alla malattia! Ma perché il non pensarci si rivela così efficace? Perché non pensandoci più i neuroni si rilassano per cui l’energia vitale che era stata bloccata e indirizzata sulla negatività, riprende a fluire lentamente nel modo più appropriato. Se non abbiamo sufficienti energie a disposizione ci sentiamo stanchi e senza entusiasmo, pertanto si indeboliscono le nostre difese immunitarie ed inoltre non siamo in grado di pensare razionalmente.
5. I blocchi emotivi
I blocchi emotivi sono determinati da ingorghi di sostanze biochimiche prodotti da emozioni molto intense e irrisolte. L’emozione è prodotta sempre da una sostanza biochimica. Pertanto, se l’emozione è forte, anche la sostanza chimica corrispondente che si accumula in un dato punto del corpo è in notevole quantità, e perciò crea un ingorgo, un blocco che la via neurale corrispondente non è in grado di smaltire. In effetti, le vie neurali si possono paragonare grossolanamente a strade ed autostrade: quando ci sono lavori in corso o accade un incidente, la strada si restringe troppo e si crea un ingorgo con una fila enorme di…pensieri, pardon di automezzi che non possono andare oltre. Un ingorgo stradale simbolizza molto bene il blocco emotivo: le energie vitali (le automobili) non possono scorrere liberamente (proseguire la loro strada, per cui gli automobilisti bloccati perdono la pazienza e diventano nervosi). Fino a quando la via neurale non è stata completata del tutto, il flusso di corrente elettrica (che la deve attraversare affinché tutto proceda automaticamente e regolarmente) non può avvenire, per cui in una data parte del corpo non arriva energia (calorie, nutrimento) a sufficienza, mentre le scorie derivanti dal metabolismo ristagnano pericolosamente e il corpo soffre! Quando c’è un blocco emotivo una parte della città, pardon del corpo, è senza corrente elettrica!
I blocchi emotivi, a prescindere dai traumi che provocano guasti immediati, si formano lentamente e inconsapevolmente quando coltiviamo pensieri negativi e disfattisti per molto tempo. Spesso, a causa delle difficoltà della vita, ci lamentiamo per anni e anni, per cui abbiamo acquisito l’abitudine a vituperarci creando la via neurale corrispondente. Pertanto, non possiamo pretendere che modificando i pensieri da negativi in positivi scompariranno immediatamente tutti i problemi! Prevenire è sempre meglio che curare anche nel caso dei pensieri perché tutto comincia dalla mente. In realtà, la difficoltà sta nel fatto che non è facile sostituire i pensieri positivi a quelli negativi, specialmente se abbiamo convinzioni limitanti su noi stessi ben radicate e non crediamo all’efficacia delle affermazioni positive! Sradicare le vecchie abitudini nocive è l’unica vera grande difficoltà. Ricordiamoci però che le difficoltà maggiori si incontrano soprattutto all’inizio! Tutto sta a cominciare. Una nuova abitudine spesso deve sostituirsi ad una vecchia: come sono deprimenti e fastidiosi i… lavori in corso! Molto più semplice, al confronto, è imparare un nuovo mestiere, una nuova lingua, un nuovo esercizio, eccetera, in quanto la nuova via neurale che va formandosi non deve prendere il sopravvento su una via vecchia. Insomma, è più semplice costruire un nuovo palazzo, relativamente parlando, che ristrutturare un vecchio edificio! Una cosa è certa: il nostro inconscio - chiamato anche subconscio o iperconscio - quando riceve un ordine dalla coscienza (cioè da noi stessi) lo esegue alla lettera, sia nel bene che nel male, ma se la prende comoda e a volte ci fa scoppiare! L’inconscio funziona come la terra: ci vuole tempo perché un piccolo seme si trasformi in albero capace di produrre tanta frutta! Perciò è bene acquisire la pazienza dei contadini! Secondo me la migliore virtù è proprio la pazienza perché ci fa diventare flessibili e tolleranti con noi stessi e con gli altri: infatti, il comportamento più grave è proprio quello di chi si irrigidisce sulle proprie posizioni! In ogni caso, la prima cosa da fare è smettere di pensare in modo negativo e abituarci a coltivare pensieri positivi e ottimistici. La recitazione di un mantra potenziante più volte al giorno, in sostituzione di pensieri nocivi e auto-limitanti, è sempre utile e senza controindicazioni. Molte volte i risultati si vedono subito perché si interviene alla radice, cioè proprio là dove nascono i pensieri e le emozioni che governano la nostra vita: nella mente!
Infatti, il nostro inconscio – che secondo la scuola di Ramtha (2) avrebbe sede nel cervelletto, mentre altri autori lo fanno corrispondere all’emisfero destro del cervello - non sa distinguere tra realtà e finzione: se ascolta ripetutamente e per un tempo sufficiente che il problema è sotto controllo anche se le cose non sono proprio così, elimina le corrispondenti immagini di paura e di frustrazione e le sostituisce con immagini più rassicuranti, il che aiuta a risolvere anche le situazioni più ingarbugliate e opprimenti. Ovviamente ciò non deve significare negare o nascondere la situazione in cui ci troviamo. Insomma, è sempre meglio propendere per pensieri di successo e di gloria piuttosto che di sfortuna e di impopolarità; è meglio esagerare verso il meglio che verso il peggio: quello che pensiamo quello otterremo!
Come dicevo in apertura dell’articolo la tua miniera di diamanti: “Dentro di te c’è un tesoro inestimabile, un’autentica miniera di diamanti che però non sai coltivare come si dovrebbe! Effettivamente, sarai in grado di ottenere risultati meravigliosi, diventando vincente nella vita e nella professione, non appena imparerai a far funzionare bene il tuo inconscio! In che modo? Cambiando le tue idee e il tuo modo di pensare e di comunicare!” In pratica, i nostri problemi esistenziali sono la conseguenza della nostra duplicità o ambivalenza, dello sdoppiamento del cervello in coscienza ed inconscio, in cui la coscienza è il bambino che matura man mano che diventa adulto, mentre l’inconscio è il vecchio saggio, la cui potenzialità è in sincronia con il sapere universale e con le immense potenzialità del cosmo, potenzialità che il bambino, divenendo adulto, si sforza di conquistare. Più si espandono le vie neurali, più la coscienza si armonizza con l’inconscio e si raggiunge la sapienza, l’unità degli opposti, l’unione tra Yang e Yin, tra razionalità ed emozioni; analogamente, più si espande la rete elettrica, più si sviluppa la civiltà ed il progresso in ogni parte del mondo.
6. Le affermazioni potenzianti
Più pensi alle tue sventure e più sventurato diventi; più pensi di essere senza vie di uscita e più disperato ti senti. Ci vorrebbe un miracolo per tirarti fuori, ma il miracolo è veramente possibile: quando ti assale la disperazione devi pensare: io mi accetto, mi approvo e mi amo profondamente anche se in questo momento mi sento disperato! Questo è il significato dell’accettazione della realtà: guardarla in faccia al fine di esorcizzarla, proprio come si deve fare con le paure! Devi ripetere le affermazioni potenzianti fino a stordirti. In ogni caso, quando i pensieri angustianti ti assalgono, non devi combatterli nel tentativo di mandarli via, perché in questo modo non farai altro che negarli mentre invece bisogna accettarli: osservali senza giudicarli ed essi lasceranno il posto ad altri pensieri. Giudicare gli altri e giudicare se stessi, compresi i propri pensieri, è sempre negativo e pernicioso. Questo è il modo più rapido ed efficace per uscire dal tunnel e rivedere la luce. Se premi l’interruttore il buio scompare. Tu sei un miracolo della natura: hai conosciuto il buio più nero e ora stai per conoscere la luce sfolgorante. Ricordati che la sfortuna è la tua fortuna e che nel lungo periodo dal male nasce il bene: tutta questa tua sofferenza è servita a temprarti e a farti maturare – fisiologicamente è servita a costruire una via neurale - ma ora è il momento di uscire dal buio e soltanto tu puoi farlo. Ora è giunto il momento di cambiare l’etichetta che hai attribuito alle tue esperienze e sensazioni facendoti forte proprio della tua presunta sfortuna e del tuo presunto malessere: ora sei in grado di cambiare la tua realtà cambiando semplicemente i tuoi pensieri! Insomma, smetti di piangerti addosso e comportati come se tutti i tuoi problemi fossero facilmente risolvibili! La realtà è che quello che pensi, quello sei; come ti comporti, quello diventi! E lo sai perché? Perché se i neuroni ricevono endorfine, diventano abilissimi a costruire sinapsi o ponti di collegamento che prolungano le tue vie neurali, e quindi ti spianano la strada, risolvono rapidamente i tuoi problemi; ma le endorfine sono prodotte dall’ipotalamo e dall’ipofisi soltanto quando i pensieri esprimono sicurezza e gioia. I problemi stessi sono blocchi emotivi la cui gravità è proporzionale alla loro durata o cronicità! I problemi non ti consentono di andare oltre e proseguire, e come un fiume largo e impetuoso, ti bloccano la strada: occorre perciò costruire un ponte di collegamento, ci vogliono nuove sinapsi per poter proseguire la tua strada, esplorare nuovi territori ed ampliare le tue risorse e le tue conoscenze.
Coltivando pensieri positivi e potenzianti e migliorando le tue capacità di creare rapport con il prossimo tutto ti sarà facile e tu diventerai una persona felice ed entusiasta della vita! Ma non dimenticare l’importanza della ripetizione! Sappi che se una madre ripete al figlioletto, fin dalla più tenera età, che diventerà un grande scienziato o un grande scrittore o il migliore giocatore di pallone del mondo, la cosa accadrà sicuramente, perché una affermazione ripetuta tante volte, specie in tenera età, è come una goccia che forma stalattiti e stalagmiti imponenti e meravigliose! Ripeti spesso affermazioni potenzianti a te stesso e ai tuoi figli, anziché commettere l’errore di prenderli a male parole o punirli severamente distruggendo così, senza saperlo, la loro fragile autostima!
Come scrive Roy Martina nel suo eccellente saggio “Equilibrio emozionale” (3): «…. il modo in cui immaginiamo noi stessi e il concetto che abbiamo di noi stessi determinano il nostro successo». Perciò non arrenderti mai ai pensieri negativi. Cambi i tuoi pensieri, fai di tutto per apparire sorridente anche quando la vita è dura con te, e la realtà cambierà. Sorridi spesso anche a te stesso e il mondo ti sorriderà. Il segreto della stessa felicità è nel sorriso: mostrati felice e lo sarai davvero. A te la scelta!
In conclusione, il segreto per amare la vita è molto più semplice di quanto si possa immaginare ed è racchiuso in questo mantra: amo, approvo e accetto me stesso a prescindere dai risultati che riesco ad ottenere! Siamo noi stessi a scegliere di essere scontenti anziché contenti. Eppure, potremmo sentirci felici in un istante se soltanto lo volessimo! Caro lettore, secondo te stanno proprio così le cose oppure sto esagerando? Purtroppo, moltissime persone soffrono e sentono molta rabbia a causa della mancanza di risultati utili nella loro vita e nutrono spesso tanto rancore verso qualcuno e verso se stesse! Molti individui schizzano fiele per un nonnulla, specie in famiglia! Soltanto in pochi riescono ad amarsi, approvarsi ed accettarsi incondizionatamente! Sono pochissimi coloro che riescono a perdonarsi e a perdonare!
7. L’autosabotaggio
Il motivo della mancata totale accettazione di sé e della propria vita può essere uno solo: esiste un autosabotaggio inconscio più o meno grave che può riguardare i rapporti interpersonali, la propria salute o il settore finanziario, o tutti quanti insieme. Quando, nonostante il nostro grande impegno e le nostre qualità magari non comuni, le cose misteriosamente non vanno per il verso giusto, vuol dire che esiste un autosabotaggio! L’autosabotaggio altro non è che un’abitudine negativa, perché corrisponde ad una via neurale, dunque avviene in modo automatico e inconscio! La nostra vita, nel bene e nel male, dipende sempre dalla nostra programmazione inconscia che è legata ad un’immagine di sé più o meno vincente, e il più delle volte perdente, che si è formata a nostra insaputa durante l’infanzia e/o l’adolescenza!
La maggior parte della gente non si piace abbastanza, o non si piace per niente a causa dei propri risultati non completamente soddisfacenti o fallimentari. Ecco perché un’affermazione davvero efficace e miracolosa, in grado di esorcizzare tutte le paure, è il mantra “mi piaccio” suggerito da Brian Tracy in “Abitudini da un milione di dollari” (4): «Più ripetete le parole “mi piaccio”, più vi sentirete felici e sicuri, e migliori saranno i risultati che otterrete in qualsiasi cosa siate impegnati». L’efficacia del mantra “io mi piaccio” sta non solo nella sua brevità e concisione, ma anche nel fatto che ogni essere umano ha una immagine di sé più o meno insoddisfacente che, registrata com’è nell’inconscio sotto forma di via neurale o abitudine, è la principale causa del fallimento dei nostri sforzi! Pertanto, non appena cominciamo a piacerci sul serio, specialmente in concomitanza della ripresa di una attività fisica apprezzabile, scompare mirabilmente la tristezza e la stanchezza cronica nel mentre ritornano le forze e l’entusiasmo, per cui non solo ci sentiamo bene, ma cresce anche notevolmente il livello delle nostre performance in tutti i campi.
PASQUALE FOGLIA